Animaletti nervosi in lotta contro il Nulla.
Lieto fine
Sono molto sollevato. Ero caduto nell'angoscia, ma ora mi sento molto meglio. In pratica era successo questo.
State bene a sentire quello che vi racconto. Oggi sono tornato alla Feltrinelli di Galleria Colonna/Alberto Sordi. Anche per verificare se avevano rimesso a posto il mio divanetto preferito. Bighellonando al piano terra, sono finito nell'angolo Einaudi, cioè nell'unico angolo dell'enorme piano terra in cui nella libreria Feltrinelli si vendono libri. Lì, fino a poco tempo fa c'era una poltroncina: l'unica di tutto il piano, nonché unico posto a sedere di tutta l'enorme libreria Feltrinelli insieme al famigerato divanetto del primo piano.
Ebbene, l'avevano tolta. Orrore. Tristezza. Raccapriccio. "Esecranda! Blasfemi!", ho iniziato a urlare dentro di me, imitando zio Paperone, "ma come si permettono!"
Poi sono corso a perdifiato al primo piano, per verificare se per caso, per una qualche oscura dinamica d'arredamento d'interni, il divanetto era tornato al suo posto. Quale ingenuità! Ovviamente il divanetto continuava a non esserci. Al suo posto, pile di bestsellers.
Mi è venuta voglia di urlare, di prendere a calci gli scaffali i commessi e i clienti di quello stupido megastore dove si vende l'anima pur di fare profitto, in un infiammato atto d'accusa contro il mondo contemporaneo che ha trasformato le librerie in supermarket della cultura, prono di fronte ai meccanismi pubblicitari e ai grafici di bilancio aziendale, alterando la percezione dell'oggetto libro, ormai ridotto a una grafica spaziale con fascetta annessa e basta. Ero arrabbiatissimo e depresso (mi deprimo facilmente, io). Col cuore in mano sono andato dalla commessa lì vicino e, timidamente, ma anche con grande fermezza e orgoglio, ho chiesto:
"Mi scusi, ma il divanetto?"
E lei:
"Come?"
"Sì, il divanetto che era lì. Fino a un mese fa c'era, e io mi ci sedevo, e spiluccavo i libri per poi - spesso - comprarli. Era molto comodo. Che fino ha fatto?"
"Ah. Lo rimettiamo dopo le feste. L'abbiamo tolto solo per il casino che c'è durante le feste."
"Fiù", ho detto. "Questo mi rinfranca", le ho detto. E sorridendole soavemente, me ne sono tornato al piano terra, dove ho comprato Alice, uno dei pochi film di Woody Allen che non ho visto. Feltrinelli, ricorda: il giorno in cui nel tuo megastore non ci saranno più i divanetti per sfogliare un libro in santa pace, lo prenderò come un affronto personale e non comprerò mai più niente da te. Sei avvertito.
